La morte ai tempi di Facebook
Ieri è morto un mio “amico” di Facebook. Non lo conoscevo. C’eravamo scambiati giusto qualche parere a distanza negli ultimi mesi. Pareri su musica, politica, film, le solite cose su cui si parla su Facebook. In tarda serata mi sono accorto che qualcosa non andava dai messaggi che mi comparivano nella “home” e che gli amici (veri) gli lasciavano in bacheca.
Mi paralizzo. Rimango sgomento. Un nome, un cognome e un anno di nascita. Ventinove anni nemmeno compiuti. Da ventiquattro ore fisso la sua foto. Sprizza energia. Vita. Voglia di vivere. Morte reale in un mondo virtuale. E’ un nuovo tipo d’angoscia. Un nuovo tipo di disagio. Nessuno ha ancora scritto nulla su questo malessere: Facebook c’è da troppo poco tempo per conoscere le dinamiche emotive dei flussi digitali.
Quel ragazzo è morto. Non c’è più. La sua pagina è lì con la sua foto e continua a scorrere. Cerco di leggere, cerco di capire. Chi eri? Come eri fatto? Quanto eri alto? Che voce avevi? Perché? Che ti è successo?
Non so niente. La foto continua a fissarmi, sempre uguale, sempre allegra, sempre piena di vita. Piovono i messaggi degli amici, rimango lì, guardo le foto che aveva messo lui. Mi sembra di essere un voyeur, un guardone, un ciaccione, sono in imbarazzo.
Ma a volte il cervello ha bisogno di spiegazioni. Mi dispiace incredibilmente. Mi sento inutile. E ora che faccio? Non conosco nessuno di questi ragazzi disperati. Qualcuno lascia un numero, scrive “Se avete bisogno chiamatemi”. Ma chiami e che fai? Chi sono IO per chiamare? Eppure vorrei sapere “chi”, “come”, “perché”, mille domande. Scelgo di stare lì. Rimango in silenzio. Spero di venire a sapere da un media qualsiasi quando e dove ci sarà il funerale. Continuo a sentirmi un intruso maledettamente triste nella vita degli altri.
La morte ai tempi di Facebook è ancora più astratta, più dirompente. Ti entra in casa da uno schermo e ti lascia solo nel tuo vuoto senza sapere che fare, su quale spalla piangere o quale confortare.
scritto da Claudio Marmugi non un intellettuale ma un comico livornese. Un pezzo semplice, ma sincero, con sentimenti e ragionamenti basici, di quelli che proviamo e facciamo tutti i giorni nella vita reale e on line.
trovato su emmebi tramite Lumoz
(via menodizero) Via Maurizio Di Iorio Photo Diary-
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